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Terremoto: l’impegno di Caritas Eusebiana
A seguito del terribile terremoto che ha colpito, nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, molte province della Siria e della Turchia, non si è fatta attendere la risposta delle comunità per raccogliere aiuti. Una particolare menzione va fatta per la generosità di tutta la cittadinanza vercellese, che anche questa volta ha risposto in maniera repentina e all’emergenza con consistenti contributi economici. Anche nelle Parrocchie della Diocesi di Vercelli, su invito dell’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo e di Caritas Eusebiana, si stanno raccogliendo offerte in occasione delle Messe domenicali. Caritas Eusebiana, in particolare, ricopre un ruolo di grande importanza in questo meccanismo di solidarietà, facendo da tramite tra i fedeli e Caritas Italiana per far giungere gli aiuti alle popolazioni colpite attraverso la rete di Caritas internazionale. Questa posizione intermediaria sta permettendo a Caritas Eusebiana di ricevere aggiornamenti regolari dai volontari della rete Caritas già presenti nelle aree colpite. Il quadro che emerge dalle loro testimonianze è quello di una tragedia ancora più grande di quella raccontata finora dalle principali testate giornalistiche nazionali ed internazionali: i danni che non si vedono sono più di quelli che si vedono. Alla catastrofe naturale si aggiunge, infatti, anche la burocrazia: la Turchia presenta leggi molto restrittive nei confronti delle organizzazioni non riconosciute ed approvate direttamente dal governo. A questo proposito è essenziale che tutti i fedeli abbiano come riferimento la Caritas, perché molte realtà si stanno approfittando della tragedia. La situazione è resa ancora più drammatica dalle continue scosse di assestamento. In Siria, invece, la situazione è diversa: i volontari di Caritas si trovano di fronte a un Paese già gravemente ferito dalla guerra civile che imperversa da 12 anni. In particolare, il Nunzio Apostolico in Siria, Card. Mario Zenari, spiega che gli ostacoli maggiori all’azione umanitaria sono due: da una parte la mancanza di infrastrutture, gravemente danneggiate dal conflitto, che rende estremamente complicato raggiungere certe aree e dall’altra le sanzioni internazionali, che limitano fortemente l’afflusso degli aiuti. Qui Caritas è attiva con volontari che operano in diverse città, compresa la capitale Aleppo, nei centri di accoglienza per dare supporto, anche morale, alla popolazione. Nei primi giorni di marzo si è svolta, inoltre, una missione di supporto tecnico di Caritas Italiana per lo sviluppo di un piano organico di risposta all’emergenza. Le testimonianze più dure, ma anche più toccanti, arrivano da Alessandretta (Iskenderun), città sede del Vicariato dell’Anatolia, non lontana dall’epicentro e rasa quasi completamente al suolo dal sisma. Qui ci si è trovati a dover ricostruire del tutto la struttura umanitaria: la popolazione ha bisogno di tutto e anche nei centri d’accoglienza mancano i beni primari, tra cui l’acqua per i servizi igienici. Tuttavia, la solidarietà interna è stata fortissima: molti Cristiani iracheni rifugiati, in difficili condizioni, a diverse ore di viaggio dalla zona colpita dal terremoto, con regolarità e grande generosità trasportano nelle loro auto beni di qualunque tipo direttamente ad Alessandretta. La rete Caritas e le istituzioni della Chiesa Cattolica sconsigliano, invece, di effettuare raccolte di beni materiali internazionali. Il modo più efficiente ed economico per sostenere il lavoro di Caritas è attraverso donazioni in denaro. Perciò, per far fronte all’enorme necessità di aiuti, la Presidenza della CEI, dopo un primo stanziamento messo a disposizione a poche ore dal sisma, ha deciso di indire una colletta nazionale, da tenersi in tutte le chiese italiane Domenica 26 marzo 2023 (V di Quaresima): sarà un ulteriore segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni terremotate, tramite l’azione di Caritas. Sarà anche un’occasione importante per esprimere nella preghiera unitaria la nostra vicinanza alle persone colpite.

Terremoto in Turchia e Siria: come aiutare
Caritas eusebiana, Ufficio Migrantes e Pastorale Universitaria (che è in costante contatto con alcuni studenti siriani che si trovano a Vercelli per motivi di studio) si sono attivati per convogliare aiuti e offerte nei canali messi a disposizione dalla rete di Caritas internazionale. I singoli cittadini che intendano fare donazioni possono utilizzare i conti correnti postali e bancari di Caritas riportati di seguito. Caritas invita a raccogliere solo aiuti in denaro e non beni di prima necessità, il cui trasporto nelle aree colpite dal sisma risulta al momento troppo complicato. Rispetto all’immane tragedia avvenuta, l’arcivescovo mons. Marco Arnolfo esprime «vicinanza alle sofferenze delle popolazioni nella preghiera e nell’impegno comune a una fattiva solidarietà». L’arcivescovo invita, inoltre, le parrocchie «a raccogliere offerte presso i fedeli in occasione delle messe domenicali. Tali offerte potranno poi essere inoltrate a Caritas Eusebiana che si farà tramite presso Caritas Italiana per far giungere gli aiuti alle popolazioni colpite attraverso la rete di Caritas internazionale». È possibile sostenere gli interventi anche donando a Caritas Eusebiana, con bonifico, specificando nella causale “Terremoto Turchia-Siria 2023”, tramite il conto corrente bancario: Arcidiocesi di Vercelli – Caritas Eusebiana – IBAN: IT52 V030 6909 6061 0000 0131 576 (Banca Intesa Sanpaolo) Si può infine donare direttamente a Caritas Italiana, utilizzando il conto corrente postale n.347013, con donazione on-line tramite il sito www.caritas.it o con bonifico, sempre specificando nella causale “Terremoto Turchia-Siria 2023”, tramite i seguenti conti correnti bancari: Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111 Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474 Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013 UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT88 U 02008 05206 000011063119 Il dolore del Papa e le iniziative della Cei «Il mio pensiero va, in questo momento, alle popolazioni della Turchia e della Siria duramente colpite dal terremoto, che ha causato migliaia di morti e di feriti. Con commozione prego per loro ed esprimo la mia vicinanza a questi popoli, ai familiari delle vittime e a tutti coloro che soffrono per questa devastante calamità. Ringrazio quanti si stanno impegnando per portare soccorso e incoraggio tutti alla solidarietà con quei territori, in parte già martoriati da una lunga guerra». Facendo proprio l’appello di Papa Francesco, la CEI ha disposto un primo stanziamento di 500.000 euro dai fondi dell’8xmille. Tale somma sarà erogata tramite Caritas Italiana, già attiva per alleviare i disagi causati dal sisma e a cui è affidato il coordinamento degli interventi locali. Continua a crescere, infatti, il numero delle vittime accertate, mentre sono ancora diverse migliaia le persone disperse e quelle ferite. Drammatica anche la condizione dei sopravvissuti, che hanno bisogno di tutto, stretti tra le difficoltà del reperimento di cibo e acqua e le rigide condizioni climatiche. Consapevole della gravità della situazione, la Presidenza della CEI ha deciso di indire una colletta nazionale, da tenersi in tutte le chiese italiane domenica 26 marzo 2023 (V di Quaresima): sarà un segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni terremotate. Sarà anche un’occasione importante per esprimere nella preghiera unitaria la nostra vicinanza alle persone colpite.

Riforma della non autosufficienza: appello delle organizzazioni del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza
“Con la prematura interruzione della legislatura, esiste il pericolo che tutto quanto è stato realizzato sin qui si riveli inutile. Ciò significherebbe ricominciare daccapo nella nuova legislatura, peraltro con ben poco tempo a disposizione. Vi chiediamo, dunque, di compiere ogni azione possibile – nel rispetto delle norme vigenti – affinché il lavoro compiuto non venga disperso e la nuova attenzione verso la non autosufficienza non rimanga una mera dichiarazione d’intenti”. È questo l’appello rivolto il 29 luglio dal Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, cui aderisce anche Caritas Italiana, in una lettera al Presidente della Repubblica, al Presidente Mario Draghi e ai Ministri Orlando e Speranza. “In Italia esiste una diffusa questione sociale che ha sempre avuto difficoltà a trovare ascolto da parte della politica nazionale. È quella riguardante gli anziani non autosufficienti: se si considerano loro, i loro familiari e chi li assiste professionalmente si arriva a oltre 10 milioni persone. Nell’attuale legislatura, finalmente, qualcosa stava cominciando a cambiare. Tuttavia, la sua brusca conclusione rischia di vanificare gli sforzi compiuti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – approvato lo scorso anno – prevede una riforma che introduca “un sistema organico di assistenza agli anziani non autosufficienti”. È un atto atteso da trent’anni e che, nel frattempo, è stato compiuto in tutti i Paesi europei simili al nostro. Ovunque questa innovazione ha modificato in profondità il settore, rafforzandolo notevolmente. La riforma è da realizzare attraverso una Legge Delega, che il Parlamento deve approvare entro la primavera 2023”. Per questo le organizzazioni del Patto chiedono oggi che – come previsto dalla Circolare Disbrigo Affari Correnti predisposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri per disciplinare le attività delle istituzioni nazionali da qui alle prossime elezioni – si approfitti della possibilità di adottare provvedimenti normativi rispetto al PNRR per fare in modo che la riforma prevista per la non autosufficienza faccia passi in avanti nella direzione della introduzione del Sistema Nazionale Assistenza Anziani. Il Patto, nella lettera inviata agli interlocutori istituzionali, ricorda i 10 buoni motivi per introdurre lo SNA: contemplare in un unico Sistema tutte le misure, sociali e sanitarie, per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, la non autosufficienza diventa così un ambito autonomo del welfare come già avvenuto nelle altre riforme europee; superare l’attuale frammentazione degli interventi per costruire un unico sistema integrato della non autosufficienza; riconoscere la tutela della non autosufficienza come responsabilità pubblica e di conseguenza, prevedere un finanziamento pubblico atto a garantire il diritto all’assistenza, assicurando adeguati livelli essenziali sanitari (LEA) e sociali (LEPS) per la non autosufficienza; rendere i Servizi riconoscibili e facili da raggiungere, attraverso l’individuazione di un Punto Unico di Accesso, presso la Casa della Comunità; semplificare l’attuale pletora di valutazioni delle condizioni degli anziani, troppe e non connesse tra loro, grazie alla previsione della Valutazione Nazionale di Base (VNB) che assorbe le diverse valutazioni nazionali esistenti e definisce la possibilità di ricevere le prestazioni statali; puntare su una nuova domiciliarità, unitaria, appropriata e continua, attraverso: risposte unitarie di Comuni e Asl, un appropriato mix di prestazioni medico-infermieristico-riabilitative, di aiuto all’anziano nelle attività fondamentali della vita quotidiana e di affiancamento a familiari e badanti, un tempo di assistenza adeguato ai bisogni di anziani e familiari; assicurare la qualità degli ambienti di vita, privilegiando modelli costruttivi e organizzativi amichevoli, domestici e familiari; riformare l’indennità di accompagnamento, tramutata nella prestazione universale per la non autosufficienza; costruire l’intera architettura intorno alle famiglie, prevedendo un’assistenza a domicilio che garantisca un appropriato pacchetto di prestazioni e una durata adeguata e prevedendo misure rivolte ai familiari quali supporto psicologico, forme di conciliazione tra impegni di cura e di lavoro, tutele previdenziali e altre; collocare la figura delle assistenti familiari (“badanti”) all’interno dello SNA, da un lato prevedendo incentivi economici per lo svolgimento della loro attività in modo regolare, dall’altro, mettendo a punto un profilo professionale nazionale che precisi l’insieme di competenze necessarie e il relativo iter formativo. Il Patto raggruppa 48 organizzazioni, la gran parte di quelle della società civile coinvolte nell’assistenza e nella tutela degli anziani non autosufficienti nel nostro Paese: rappresentano gli anziani, i loro familiari, i pensionati, gli ordini professionali e i soggetti che offrono servizi. Si tratta della comunità italiana della non autosufficienza, che ha deciso di superare confini, appartenenze e specificità per unirsi. Tratto da caritas.it – articolo originale Sito del Patto di non autosufficienza

Sri Lanka in piena crisi
L’economia è al collasso e il paese sull’orlo della crisi umanitaria. I manifestanti del #GotaGoHome scesi in piazza si accampano nel palazzo presidenziale. La piazza scoppia. Vista dall’alto sembra una delle grandi feste religiose, ma più del Vesak, più della Pasqua, più del funerale di Premadasa. Scoppia la piazza e con essa il cuore nel petto di Nimantha. Il caldo è, come sempre, soffocante, le urla della folla assordano, la ressa spinge tutti verso un unico centro: il palazzo presidenziale. Quello stesso palazzo bianco, sempre cosi immacolato e silenzioso, protetto fino a qualche ora fa dalle transenne gialle della polizia. Così protetto che è da sempre vietato anche solo camminare di fronte ad esso e la sicurezza obbliga i pedoni ad attraversare Galle Road per passare stando sull’altro lato.Così protetto che le due fila di recinzione impediscono anche di vederci dentro.Così protetto che oggi la folla è entrata, sta facendo il bagno in piscina, sta usando i bagni del Presidente, vendetta istintiva e infima di un popolo arrabbiato. Nimantha non fa il bagno, non cammina sui divani, non usa la toilette o non pensa di portarsi a casa qualche souvenir: sono troppi lo shock e la sorpresa. È intraducibile a parole lo stupore della sua mente che si trova a solcare le immagini della tv, la sua mente che per aderire all’invito del parroco era partito con mezzi alternati per venire fino a qui.Mezzi alternati perché manca il carburante, perché ci sono circa settanta chilometri tra Anamadwa, dove abitano Nimantha, la moglie e i tre figli, e la capitale ma ci sono voluti quattro cambi di mezzi e parecchi chilometri a piedi per arrivare. Manifestanti del movimento #GotaGoHome all’interno del palazzo presidenziale Lo Sri Lanka sta attraversando la sua più grave crisi economica, politica e tra poco alimentare della storia. I ventisei anni di guerra in molte zone del Paese non avevano colpito cosi direttamente la popolazione. Ma da mesi l’isola è nel caos economico totale, con la fine della valuta estera, il fallimento de facto dovuto al mancato pagamento dei debiti esteri, l’inflazione rampante e la mancanza di moltissimi beni di prima necessità, dal carburante, alle medicine, al cibo.Le ruberie, la corruzione della classe politica dominante – quella dell’attuale Presidente e della sua famiglia in primis -, la mancanza di visione politica, la messa al bando repentina dei pesticidi per uso agricolo, il Covid e ora, ma solo in modo del tutto marginale, la crisi energetica dovuta alla guerra alle porte dell’Europa, hanno ridotto alla fame e allo stallo sociale milioni e milioni di cittadini. Sudeepa è accorsa dal Galle Face, dal sito originale della protesta pacifica per supportare la folla: la polizia ha usato i gas lacrimogeni, senza riuscire nell’intento di fermare la popolazione inferocita, ed ora molte persone – uomini e donne – sono distesi ai lati delle strade con gli occhi e la gola in fiamme. Sudeepa, che da quaranta giorni ha lasciato la sua casa di Galle e i genitori in piena apprensione, porta acqua e la versa copiosa sul viso dei malcapitati.Uno di loro non sta proprio bene, Sudeepa chiama col cellulare uno dei medici volontari del movimento. Si decide di portare il giovane uomo in ospedale, il suo respiro è strano, irregolare ed erratico.Così come lo sono i movimenti della folla, così come lo sono le speranze di questo popolo, così come lo è il Presidente, Gotabaya Rajapaske, a cui si deve il nome del movimento di migliaia di persone che per la prima volta si sono unite per una causa civile, pacifica e comune. Il #GotaGoHome o #GotaGoGama, ha ridisegnato la storia dell’unità srilankese, dell’essere insieme, singalesi, tamil, musulmani, cattolici, buddisti, cristiani, indù, agnostici e atei. Il Movimento ha dato prova, nonostante un tentativo rozzo e violento di far naufragare tutto nella paura, dell’orgoglio del popolo, della solidarietà forte e seria di chi – per una volta – pensa alternative alla violenza e alla lotta armata. Gli slogan del movimento #GotaGoHome Sudeepa accompagna l’uomo in ospedale. Ci sono poche medicine, ci sono pochi posti liberi ma la mano della ragazza è balsamo per la paura di Nimantha: non immaginava che andare con il gruppo della parrocchia volesse dire questo, non sapeva che uscendo tranquillo dalla bolgia dell’assalto al palazzo avrebbe trovato i reparti antisommossa in assetto da guerra, non immaginava cha lo sguardo di una sconosciuta lo avrebbe tenuto legato al respiro di questa vita.Insieme a Nimantha sono partiti per Colombo anche il parroco e il suo assistente: tutti uniti, insieme a moltissimi confratelli sacerdoti, religiosi e consorelle suore nella marcia per la giustizia sociale. La Chiesa cattolica, insieme agli esponenti di tutte le religioni del Paese, si è espressa ed esposta in molto chiaro rispetto alla corruzione della politica, alla necessità di una via chiara di riforme e dalla parte del popolo. Moltissimi sacerdoti, religiosi e religiose e alcuni dei vescovi hanno organizzato marce, si sono associati ad iniziative già esistenti, hanno supportato la gente più povera attanagliata dalla crisi e nello stesso tempo hanno continuato a chiedere a gran voce le dimissioni di una leadership incapace e corrotta. Il Presidente, espressione più alta ma non unica di questa classe politica guasta, ha annunciato le proprie dimissioni dopo aver abbandonato il palazzo, certo di rischiare la vita se fosse stato preso dalla folla.Cosi ha fatto anche il Primo Ministro, eletto da solo qualche settimana, dopo le dimissioni di Mahindra Rajapaksa, ex presidente a sua volta e fratello maggiore dell’attuale presidente.In queste ore si decide il futuro politico del Paese. Il rischio di vuoto di potere e sbando istituzionale è elevatissimo. Il Parlamento dovrebbe nominare un presidente ad interim entro qualche giorno e dopo dovrebbe emergere anche un nome per il Primo Ministro. Le corse al potere sono solo iniziate e già le difficoltà di Speaker e Consiglio dei leaders di partito sono evidenti. L’unica, nota e ben sfruttata, fortuna dello Sri Lanka è quello di essere in una posizione geo-politica altamente strategica. Solo per questo continuano le offerte di supporto da India e USA, le raccomandazioni e richieste di stabilità anche dell’Europa e l’interesse economico di Russia

Presentato il documento “Rilanciare le politiche pubbliche per l’abitare”
Le diciotto organizzazioni che compongono l’Osservatorio nazionale sulle politiche abitative e di rigenerazione urbana, tra cui Caritas Italiana, hanno presentato il 14 luglio a Roma, presso il CNEL (rivedi l’evento), le loro proposte attraverso il documento “Rilanciare le politiche pubbliche per l’abitare” (.pdf). Un punto di partenza per un dialogo necessario su un tema così rilevante che richiede un impegno convinto e deciso da parte delle istituzioni e della politica. Il documento presentato, frutto del lavoro di un gruppo di esperti ed esperte, sindacalisti, esponenti del Terzo settore e associazioni, operatori e operatrici del settore, studiosi e ricercatori, analisti di politiche della casa, parte dal fatto che l’abitare sia oggi uno tra i diritti negati a una parte sempre più significativa della nostra popolazione. E non si tratta più solo delle fasce della popolazione tradizionalmente riconosciute come destinatarie di un’abitazione di edilizia residenziale pubblica: ad esse si aggiungono, infatti, nuove situazioni di disagio grave, temporaneo o stabile, che colpiscono persone sempre più in difficoltà nel sostenere i costi dell’abitare o nell’accedere a un’abitazione economicamente accessibile e dignitosa. A fronte di questi problemi, l’offerta pubblica di abitazioni e le politiche correlate risultano del tutto inadeguate. L’Osservatorio nazionale sulle politiche abitative e di rigenerazione urbana è un lavoro collettivo, promosso dal Forum Disuguaglianze e Diversità e da altri soggetti, che ha coinvolto nei mesi da gennaio a giugno 2022 un gruppo di esperti, organizzazioni sindacali, associazioni, operatori e operatrici del settore, studiosi e ricercatori, analisti di politiche della casa che, spinti dalla necessità di affrontare con urgenza, sistematicità e pragmatismo la questione dell’abitare, mettendo in comune saperi, competenze, punti di vista ed esperienze, hanno dato vita all’Osservatorio nazionale sulle politiche abitative e di rigenerazione urbana. Ne fanno parte: Forum Disuguaglianze e Diversità, Caritas, Legambiente, Unione Inquilini, Sunia, UNIAT, Cgil, Cisl, Uil, Sicet, Forum Terzo Settore Lazio, Rete Numeri Pari, Libera, VAS-Verdi Ambiente e Società, Università La Sapienza, Politecnico di Milano, Politecnico di Bari, IUAV, Università di Catania, Università di Trieste. Tratto da caritas.it – articolo originale Scarica il documento Rivedi l’evento
Angelus 17 luglio 2022
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Il Vangelo della Liturgia di questa domenica ci presenta un vivace quadretto domestico con Marta e Maria, due sorelle che offrono ospitalità a Gesù nella loro casa (cfr Lc 10,38-42). Marta si dà subito da fare per l’accoglienza degli ospiti, mentre Maria si siede ai piedi di Gesù per ascoltarlo. Allora Marta si rivolge al Maestro e gli chiede di dire a Maria che l’aiuti. La lamentela di Marta non sembra fuori luogo; sentiamo anzi di darle ragione. Eppure Gesù le risponde: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41-42). È una risposta che sorprende. Ma Gesù molte volte ribalta il nostro modo di pensare. Chiediamoci perché il Signore, pur apprezzando la generosa premura di Marta, afferma che l’atteggiamento di Maria è da preferire. La “filosofia” di Marta sembra questa: prima il dovere, poi il piacere. L’ospitalità, in effetti, non è fatta di belle parole, ma esige che si metta mano ai fornelli, che ci si dia da fare in tutto ciò che occorre perché l’ospite possa sentirsi ben accolto. Questo, Gesù lo sa molto bene. E difatti riconosce l’impegno di Marta. Però, vuole farle capire che c’è un ordine di priorità nuovo, diverso da quello che fino ad allora aveva seguito. Maria ha intuito che c’è una “parte migliore” a cui va dato il primo posto. Tutto il resto viene dopo, come un corso d’acqua che scaturisce dalla sorgente. E così ci domandiamo: che cos’è questa “parte migliore”? È l’ascolto delle parole di Gesù. Dice il Vangelo: «Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola» (v. 39). Notiamo: non ascoltava in piedi, facendo altro, ma si era seduta ai piedi di Gesù. Ha capito che Lui non è un ospite come gli altri. A prima vista sembra che sia venuto a ricevere, perché ha bisogno di cibo e di un alloggio, ma in realtà, il Maestro è venuto per donarci sé stesso mediante la sua parola. La parola di Gesù non è astratta, è un insegnamento che tocca e plasma la vita, la cambia, la libera dalle opacità del male, appaga e infonde una gioia che non passa: la parola di Gesù è la parte migliore, quella che aveva scelto Maria. Per questo lei le dà il primo posto: si ferma e ascolta. Il resto verrà dopo. Questo non toglie nulla al valore dell’impegno pratico, però esso non deve precedere, ma sgorgare dall’ascolto della parola di Gesù, dev’essere animato dal suo Spirito. Altrimenti si riduce a un affannarsi e agitarsi per molte cose, si riduce a un attivismo sterile. Fratelli e sorelle, approfittiamo di questo tempo di vacanze, per fermarci e metterci in ascolto di Gesù. Oggi si fa sempre più fatica a trovare momenti liberi per meditare. Per tante persone i ritmi di lavoro sono frenetici, logoranti. Il periodo estivo può essere prezioso anche per aprire il Vangelo e leggerlo lentamente, senza fretta, un passo ogni giorno, un piccolo passo del Vangelo. E questo fa entrare in questa dinamica di Gesù. Lasciamoci interrogare da quelle pagine, domandandoci come sta andando la nostra vita, la mia vita, se è in linea con ciò che dice Gesù o non tanto. In particolare, chiediamoci: quando inizio la giornata, mi butto a capofitto nelle cose da fare, oppure cerco prima ispirazione nella Parola di Dio? A volte noi incominciamo le giornate automaticamente, a fare le cose… come le galline. No. Dobbiamo incominciare le giornate prima di tutto guardando al Signore, prendendo la sua Parola, breve, ma che sia questa l’ispirazione delle giornata. Se al mattino usciamo di casa serbando nella mente una parola di Gesù, sicuramente la giornata acquisterà un tono segnato da quella parola, che ha il potere di orientare le nostre azioni secondo ciò che vuole il Signore. La Vergine Maria ci insegni a scegliere la parte migliore, che non ci sarà mai tolta. ______________________________ Dopo l’Angelus Cari fratelli e sorelle! Ieri a Ellwangen (Germania) è stato beatificato Giovanni Filippo Jeningen, sacerdote della Compagnia di Gesù, vissuto in Germania nella seconda metà del XVII secolo. Svolse il suo ministero tra le popolazioni rurali del Ducato di Württemberg. Instancabile annunciatore del Vangelo, raggiunse persone di ogni classe sociale, animato da grande spirito apostolico e da una speciale devozione mariana. L’esempio e l’intercessione di questo sacerdote ci aiuti a sentire la gioia di condividere il Vangelo con i nostri fratelli. Un applauso al nuovo Beato! Esprimo nuovamente la mia vicinanza al popolo dello Sri Lanka. Cari fratelli e sorelle, mi unisco a voi nella preghiera ed esorto tutte le parti a cercare una soluzione pacifica alla presente crisi, a favore, in particolare, dei più poveri, rispettando i diritti di tutti. Mi associo ai capi religiosi nell’implorare tutti di astenersi da ogni forma di violenza e di avviare un processo di dialogo per il bene comune. E sono sempre vicino anche alla martoriata popolazione ucraina, colpita ogni giorno da una pioggia di missili. Come si fa a non capire che la guerra crea solo distruzione e morte, allontanando i popoli, uccidendo la verità e il dialogo? Prego e auspico che tutti gli attori internazionali si diano veramente da fare per riprendere i negoziati, non per alimentare l’insensatezza della guerra. Domenica prossima, a Dio piacendo, partirò per il Canada; per questo desidero ora rivolgermi a tutti gli abitanti di quel Paese. Cari fratelli e sorelle del Canada, come sapete, verrò tra voi soprattutto nel nome di Gesù per incontrare e abbracciare le popolazioni indigene. Purtroppo, in Canada, molti cristiani, compresi alcuni membri di istituti religiosi, hanno contribuito alle politiche di assimilazione culturale che, in passato, hanno gravemente danneggiato, in diversi modi, le comunità native. Per questo, recentemente ho ricevuto in Vaticano alcuni gruppi, rappresentanti dei popoli indigeni, ai quali ho manifestato il mio dolore e la mia solidarietà per il male che hanno subito. E ora mi accingo a compiere un pellegrinaggio penitenziale, che spero, con la grazia di Dio, possa contribuire
Angelus 10 luglio 2022
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Il Vangelo della Liturgia odierna narra la parabola del buon Samaritano (cfr Lc 10,25-37); tutti la conosciamo. Sullo sfondo c’è la strada che da Gerusalemme scende a Gerico, lungo la quale giace un uomo picchiato a sangue e derubato dai briganti. Un sacerdote di passaggio lo vede ma non si ferma, passa oltre; lo stesso fa un levita, cioè un addetto al culto nel tempio. «Invece un Samaritano, – dice il Vangelo – che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione» (v. 33). Non dimenticare queste parole: “ne ebbe compassione”; è quello che sente Dio ogni volta che vede noi in un problema, in un peccato, in una miseria: “ne ebbe compassione”. L’Evangelista tiene a precisare che il Samaritano era in viaggio. Dunque, quel Samaritano, pur avendo i suoi programmi ed essendo diretto a una meta lontana, non trova scuse e si lascia interpellare, si lascia interpellare da ciò che accade lungo la strada. Pensiamoci: il Signore non ci insegna a fare proprio così? A guardare lontano, alla meta finale, mettendo tuttavia molta attenzione ai passi da compiere, qui e adesso, per arrivarvi. È significativo che i primi cristiani furono chiamati “discepoli della Via” (cfr At 9,2) cioè del cammino. Il credente infatti somiglia molto al Samaritano: come lui è in viaggio, è un viandante. Sa di non essere una persona “arrivata”, ma vuole imparare ogni giorno, mettendosi al seguito del Signore Gesù, che disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Io sono la via: il discepolo di Cristo cammina seguendo Lui, e così diventa “discepolo della Via”. Va dietro al Signore, che non è un sedentario, ma sempre in cammino: per la strada incontra le persone, guarisce i malati, visita villaggi e città. Così ha fatto il Signore, sempre in cammino. Il “discepolo della Via” – cioè noi cristiani – vede perciò che il suo modo di pensare e di agire cambia gradualmente, diventando sempre più conforme a quello del Maestro. Camminando sulle orme di Cristo, diventa un viandante, e impara – come il Samaritano – a vedere e ad avere compassione. Vede e ne ha compassione. Anzitutto vede: apre gli occhi sulla realtà, non è egoisticamente chiuso nel giro dei propri pensieri. Invece il sacerdote e il levita vedono il malcapitato, ma è come se non lo vedessero, passano oltre, guardano da un’altra parte. Il Vangelo ci educa a vedere: guida ognuno di noi a comprendere rettamente la realtà, superando giorno dopo giorno preconcetti e dogmatismi. Tanti credenti si rifugiano nei dogmatismi per difendersi dalla realtà. E poi ci insegna a seguire Gesù, perché seguire Gesù ci insegna ad avere compassione: ad accorgerci degli altri, soprattutto di chi soffre, di chi ha più bisogno. E di intervenire come il Samaritano: non andare oltre, ma fermarsi. Davanti a questa parabola evangelica può capitare di colpevolizzare o colpevolizzarsi, di puntare il dito verso altri paragonandoli al sacerdote e al levita: “Ma questo o quello vanno avanti, non si fermano!”, oppure di colpevolizzare sé stessi enumerando le proprie mancanze di attenzione verso il prossimo. Ma io vorrei suggervi un altro tipo di esercizio. Non tanto quello di incolparci, no; certo, dobbiamo riconoscere quando siamo stati indifferenti e ci siamo giustificati, ma non fermiamoci lì. Lo dobbiamo riconoscere, è uno sbaglio, ma chiediamo al Signore di farci uscire dalla nostra indifferenza egoistica e di metterci sulla Via. Chiediamogli di vedere e avere compassione. Questa è una grazia, dobbiamo chiederla al Signore: “Signore che io veda, che io abbia compassione, come Tu vedi me e Tu hai compassione di me”. Questa è la preghiera che oggi suggerisco a voi: “Signore che io veda, che io abbia compassione, come Tu vedi me e hai compassione di me”. Che abbiamo compassione di coloro che incontriamo lungo il cammino, soprattutto di chi soffre ed è nel bisogno, per avvicinarci e fare quello che possiamo per dare una mano. Tante volte, quando mi trovo con qualche cristiano o cristiana che viene a parlare di cose spirituali, io domando se fa l’elemosina. “Sì”, mi dice – “E, dimmi, tu tocchi la mano della persona alla quale dai la moneta?” – “No, no, la butto lì.” – “E tu guardi gli occhi di quella persona?” – “No, non mi viene in mente.” Se tu dai l’elemosina senza toccare la realtà, senza guardare gli occhi della persona bisognosa, quella elemosina è per te, non per lei. Pensa a questo: “Io tocco le miserie, anche quelle miserie che aiuto? Io guardo gli occhi delle persone che soffrono, delle persone che aiuto?” Vi lascio questo pensiero: vedere e avere compassione. La Vergine Maria ci accompagni in questo cammino di crescita. Lei, che ci “mostra la Via”, cioè Gesù, ci aiuti anche a diventare sempre più “discepoli della Via”. ______________________________ Dopo l’Angelus Cari fratelli e sorelle, mi unisco al dolore del popolo dello Sri Lanka, che continua a subire gli effetti dell’instabilità politica ed economica. Insieme ai Vescovi del Paese, rinnovo il mio appello alla pace e imploro coloro che hanno autorità di non ignorare il grido dei poveri e le necessità della gente. Desidero rivolgere un pensiero speciale al popolo della Libia, in particolare ai giovani e a tutti coloro che soffrono a causa dei gravi problemi sociali ed economici del Paese. Esorto tutti a cercare nuovamente soluzioni convincenti, con l’aiuto della comunità internazionale, attraverso il dialogo costruttivo e la riconciliazione nazionale. E rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino, quotidianamente tormentato dai brutali attacchi di cui fa le spese la gente comune. Prego per tutte le famiglie, specialmente per le vittime, i feriti, i malati; prego per gli anziani e per i bambini. Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra! Si celebra oggi la Domenica del Mare. Ricordiamo tutti i marittimi, con stima e riconoscenza per il loro prezioso lavoro, come pure i cappellani e i volontari di “Stella Maris”. Affido alla Madonna i marittimi che si trovano bloccati in zone di guerra, perché possano tornare a casa. Saluto il gruppo del Collegio São Tomás di Lisbona e i

“Mi sta a cuore”: una proposta per i giovani
Hai tra i 19 e i 30 anni e vorresti condividere un’esperienza di servizio insieme ai giovani da tutta Italia? Sei nel posto giusto! Con il progetto “Mi sta a cuore – Curare il presente per sognare il futuro” hai la possibilità di candidarti per vivere un’esperienza a Roma dedicando un anno della tua vita – dall’1 ottobre 2022 – a servizio degli altri e condividendo il cammino con altri giovani. Scarica il progetto. Per essere tra gli otto giovani che verranno selezionati a partecipare, compila il form di Google entro il 31 luglio 2022 e sarai ricontattato per un colloquio di selezione a Roma presso la sede di Caritas Italiana in Via Aurelia 796 dal 6 all’8 settembre 2022. Per maggiori informazioni puoi consultare le F.A.Q. qui di seguito riportate oppure scrivere a mistaacuore@caritas.it. NON PERDERE L’OCCASIONE! TI ASPETTIAMO! F.A.Q. (Domande Frequenti) CHI PUÒ PARTECIPARE? Giovani di tutta Italia di età compresa tra i 19 (compiuti nel 2022) e i 30 anni (compiuti nel 2022). QUALI REQUISITI SONO RICHIESTI? I requisiti richiesti sono motivazione, voglia di mettersi in gioco, curiosità, disponibilità alla vita comunitaria e condivisione dei valori del progetto. POSSO CANDIDARMI SE HO GIÀ SVOLTO L’ANNO DI SERVIZIO CIVILE O L’ANNO DI VOLONTARIATO SOCIALE? Sì. POSSO CANDIDARMI ANCHE SE NON HO ESPERIENZA DI VOLONTARIATO E NON CONOSCO IL MONDO CARITAS? Sì. QUANTO DURA IL PROGETTO? Il progetto partirà il 1° ottobre 2022 e avrà durata di 12 mesi. DOVE SARÀ LA SEDE DEL PROGETTO? Ai partecipanti chiediamo di trasferirsi a Roma per un anno e di vivere l’esperienza di vita comunitaria presso un’ala indipendente dell’istituto delle Suore Figlie della Carità (Via Francesco Albergotti 75) da gestire in autonomia. COME MI MANTENGO ECONOMICAMENTE PER TUTTA LA DURATA DEL PROGETTO? Le spese di vitto e alloggio sono a carico del progetto e, in aggiunta, ai partecipanti sarà riconosciuto un rimborso spese mensile. COSA FARÒ CONCRETAMENTE? La settimana sarà scandita dal servizio presso gli uffici di Caritas Italiana, a Roma, in Via Aurelia 796, e dal servizio concreto verso gli “ultimi” – e non solo – presso i luoghi della città di Roma che saranno individuati insieme ai giovani, una volta arrivati e ascoltati i loro desideri. PERCHÉ DOVREI CANDIDARMI A PARTECIPARE? Crediamo che questa esperienza possa essere, se vissuta bene, altamente formativa per conoscersi, crescere, condividere e costruire da protagonisti il proprio presente e futuro. Tratto da caritas.it – articolo originale Scarica il progetto Scarica la locandina Compila il form per candidarti

Carestia in Africa: crisi gravissima, la rete Caritas lancia un appello
Mentre i riflettori dei media e della politica mondiale sono puntati sulla crisi in Ucraina, in Africa milioni di persone lottano per la sopravvivenza a causa dell’effetto combinato di siccità, conflitti, aumento dei prezzi del cibo, povertà endemica. Particolarmente colpite le popolazione del Corno d’Africa e del Sahel. Secondo le Nazioni Unite solo in Etiopia, Kenya, Somalia e Sud Sudan sono oltre 25 milioni le persone che necessitano di assistenza alimentare immediata. Queste le parole di una donna del Kenya settentrionale “Tante persone hanno perso i loro animali. Migliaia di capi di bestiame sono morti. Non c’è acqua per me e la mia famiglia. Delle quasi 300 capre, non ne ho più nessuna”. La confederazione delle Caritas africane (Caritas Africa) ha lanciato un appello per denunciare questa situazione e l’inadeguatezza degli aiuti internazionali. Mentre si spendono miliardi di dollari per la guerra, è stato coperto meno del 20% di quanto necessario per coprire gli appelli umanitari della Nazioni Unite per salvare vite umane dalla fame. L’insufficienza dei finanziamenti globali per la risposta alla siccità e alla carestia è aggravata dall’impatto della guerra in Ucraina sulla catena di approvvigionamento alimentare globale e sui prezzi del cibo e del carburante. Inoltre i prezzi del cibo sono influenzati dalla speculazione finanziaria che a seguito della crisi in Ucraina scommette sul rialzo delle quotazioni di grano e mais spingendo verso l’alti i prezzi reali. Caritas Italiana sostiene l’appello delle Caritas africane affinché vi sia un impegno immediato e significativo dell’Italia e dell’Europa per rispondere alla carestia in Africa e per affrontare le cause alla radice della crisi nel medio e lungo termine. Non esistono soluzioni rapide o semplici a queste sfide, ma è chiaro che affidarsi solo ad approcci “a cerotto” di breve termine non interrompe la spirale di crisi. Un’azione inadeguata per affrontare i cambiamenti climatici a livello globale sta chiaramente avendo un impatto drammatico sui modelli climatici, sulla produttività agricola e sulle risorse naturali in tutta l’Africa. Le Caritas africane continuano ad offrire importanti contributi sia sul piano umanitario che nel rafforzamento della resilienza delle comunità. Ad esempio, in Etiopia e altrove, le Caritas hanno lavorato alla formazione degli agricoltori sull’agroecologia e sulla gestione dell’ambiente, attraverso tecniche di conservazione del suolo, fondamentali per far fronte al degrado del terreno.Caritas Italiana sostiene i piani di azioni di molte Caritas dei paesi colpiti, quali Kenya, Etiopia, Sud Sudan, Burkina Faso, Niger, Mali, che tuttavia non hanno risorse sufficienti a raggiungere tutte le persone che vorrebbero. Per questo è fondamentale aumentare lo sforzo di solidarietà anche solo con una piccola offerta a Caritas Italiana e a mantenere alta l’attenzione alle politiche necessarie per mitigare questa crisi e prevenirne altre. Tratto da caritas.it – articolo originale Scarica il comunicato di Caritas africa
Angelus 3 luglio 2022
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Nel Vangelo della Liturgia di questa domenica leggiamo che «il Signore designò altri settantadue [discepoli] e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi» (Lc 10,1). I discepoli sono stati inviati a due a due, non singolarmente. Andare in missione a due a due, da un punto di vista pratico, sembrerebbe comportare più svantaggi che vantaggi. C’è il rischio che i due non vadano d’accordo, che abbiano un passo diverso, che uno si stanchi o si ammali lungo la via, costringendo anche l’altro a fermarsi. Quando invece si è da soli, sembra che il cammino diventi più spedito e senza intoppi. Gesù però non la pensa così: davanti a sé non invia dei solitari, ma discepoli che vanno a due a due. Ma facciamoci una domanda: qual è la ragione di questa scelta del Signore? Compito dei discepoli è di andare avanti nei villaggi e preparare la gente ad accogliere Gesù; e le istruzioni che Egli dà loro sono non tanto su che cosa devono dire, quanto su come devono essere: cioè non sul “libretto” che devono dire, no; sulla testimonianza di vita, la testimonianza da dare più che sulle parole da dire. Infatti li definisce operai: sono cioè chiamati a operare, a evangelizzare mediante il loro comportamento. E la prima azione concreta con cui i discepoli svolgono la loro missione è proprio quella di andare a due a due. I discepoli non sono dei “battitori liberi”, dei predicatori che non sanno cedere la parola a un altro. È anzitutto la vita stessa dei discepoli ad annunciare il Vangelo: il loro saper stare insieme, il rispettarsi reciprocamente, il non voler dimostrare di essere più capace dell’altro, il concorde riferimento all’unico Maestro. Si possono elaborare piani pastorali perfetti, mettere in atto progetti ben fatti, organizzarsi nei minimi dettagli; si possono convocare folle e avere tanti mezzi; ma se non c’è disponibilità alla fraternità, la missione evangelica non avanza. Una volta, un missionario raccontava di essere partito per l’Africa insieme a un confratello. Dopo qualche tempo però si separò da lui, fermandosi in un villaggio dove realizzò con successo una serie di attività edilizie per il bene della comunità. Tutto funzionava bene. Ma un giorno ebbe come un sussulto: si accorse che la sua vita era quella di un bravo imprenditore, sempre in mezzo a cantieri e carte contabili! Ma … e il “ma” è rimasto lì. Allora lasciò la gestione ad altri, ai laici, e raggiunse il suo confratello. Comprese così perché il Signore aveva mandato i discepoli “a due a due”: la missione evangelizzatrice non si basa sull’attivismo personale, cioè sul “fare” ma sulla testimonianza di amore fraterno, anche attraverso le difficoltà che il vivere insieme comporta. Allora possiamo chiederci: come portiamo agli altri la buona notizia del Vangelo? Lo facciamo con spirito e stile fraterno, oppure alla maniera del mondo, con protagonismo, competitività ed efficientismo? Domandiamoci se abbiamo la capacità di collaborare, se sappiamo prendere decisioni insieme, rispettando sinceramente chi ci sta accanto e tenendo conto del suo punto di vista, se lo facciamo in comunità, non da soli. Infatti, è soprattutto così che la vita del discepolo lascia trasparire quella del Maestro, annunciandolo realmente agli altri. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci insegni a preparare la strada al Signore con la testimonianza della fraternità. ____________________________________ Dopo l’Angelus Cari fratelli e sorelle! Ieri a San Ramón de la Nueva Orán, in Argentina, sono stati beatificati Pedro Ortiz de Zárate, sacerdote diocesano, e Giovanni Antonio Solinas, presbitero della Compagnia di Gesù. Questi due missionari, che dedicarono la vita alla trasmissione della fede e alla difesa delle popolazioni indigene, furono uccisi nel 1683 perché portavano il messaggio di pace del Vangelo. L’esempio di questi martiri ci aiuti a testimoniare la Buona Novella senza compromessi, dedicandoci generosamente al servizio dei più deboli. Un applauso ai nuovi beati! Continuiamo a pregare per la pace in Ucraina e nel mondo intero. Faccio appello ai Capi delle nazioni e delle Organizzazioni internazionali, perché reagiscano alla tendenza ad accentuare la conflittualità e la contrapposizione. Il mondo ha bisogno di pace. Non una pace basata sull’equilibrio degli armamenti, sulla paura reciproca. No, questo non va. Questo vuol dire far tornare indietro la storia di settant’anni. La crisi ucraina avrebbe dovuto essere, ma – se lo si vuole – può ancora diventare, una sfida per statisti saggi, capaci di costruire nel dialogo un mondo migliore per le nuove generazioni. Con l’aiuto di Dio, questo è sempre possibile! Ma bisogna passare dalle strategie di potere politico, economico e militare a un progetto di pace globale: no a un mondo diviso tra potenze in conflitto; sì a un mondo unito tra popoli e civiltà che si rispettano. Saluto tutti voi, cari romani e pellegrini! In particolare, saluto i lettori e i ministranti di Dobra, Polonia; gli studenti di Slavonski Brod, Croazia; i fedeli albanesi con i loro Parroci e l’équipe itinerante del Cammino Neocatecumenale in Albania. Saluto i fedeli di Napoli, Ascoli Piceno, Perugia e Catania, e i ragazzi della Cresima di Tremignon e Vaccarino, diocesi di Vicenza. Auguro a tutti voi una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci! Tratto da www.vatican.va

#MaiPiùStragi, mai più soli!
#MaiPiùStragi: sono più di ottanta le organizzazioni della società civile e i sindacati che in poche settimane si sono aggregate per la manifestazione nazionale contro la ‘ndrangheta, a sostegno del procuratore Nicola Gratteri e di tutti coloro che rischiano la vita a causa delle mafie. Martedì 5 luglio, dalle ore 19, appuntamento in piazza Duca d’Aosta, di fronte alla Stazione Centrale. A Milano, per ricordare che la ‘ndrangheta è un problema nazionale. A Milano, per ribadire che le infiltrazioni criminali nell’economia legale sono un’emergenza per la tenuta della democrazia. «La scoperta di un progetto di attentato nei confronti del Procuratore della DDA di Catanzaro, a inizio maggio, ci ha spinto ad agire – sottolineano i rappresentanti degli enti promotori – Trent’anni dopo le stragi di Palermo – continuano – abbiamo sentito l’esigenza di scendere in piazza il giorno prima, come scorta civica, per dire alla ‘ndrangheta e alle massonerie deviate che quella stagione è finita, fa parte di altri tempi, e che l’Italia non tollererà che qualcuno la evochi di nuovo. Diversamente, la risposta della società civile sarà durissima». In piazza Duca d’Aosta martedì 5 si alterneranno interventi e testimonianze di personalità del mondo della cooperazione, del sindacato, dell’economia, della filantropia, del volontariato, del giornalismo e dello spettacolo. Intanto, anche sui social è partita la mobilitazione: hanno aderito con videomessaggi di supporto alla manifestazione PIF, Marco Paolini, Albano, Michele Placido, Luca Zingaretti, Giovanni Minoli, Maurizio De Giovanni, Angela Iantosca, Padre Maurizio Patriciello, Antonio Stornaiolo, Rita Pelusio, Gianluigi Nuzzi. I loro videomessaggi sono condivisibili dai social degli enti promotori e sul sito ufficiale maipiustragi.it. Tratto da caritas.it – articolo originale Visita maipiùstragi.it Scarica la locandina

Ciao Don Osvaldo!
La Caritas Eusebiana partecipa al dolore di tutta la Chiesa diocesana per la morte di don Osvaldo Carlino, che per tanti anni fu direttore; si unisce inoltre in un abbraccio fraterno ai familiari e agli amici che l’hanno conosciuto, apprezzato per le sue doti di umanità e sensibilità. Il Direttore – Diacono Gianni Brunoro Questa sera dalle ore 21:00 alle 22:00 si terrà presso la Parrocchia di San Paolo, dove don Osvaldo è stato parroco per numerosi anni, la veglia di preghiera animata dalla Caritas diocesana. Le esequie invece ricordiamo, verranno celebrate domani, mercoledì 4 novembre, alle ore 10:00 in Cattedrale a Vercelli. Al termine è previsto il trasferimento nella chiesa di Cigliano, dove alle ore 11:45 la salma riceverà una benedizione per poi essere tumulata nella tomba di famiglia del cimitero ciglianese.