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Terremoto: l’impegno di Caritas Eusebiana

A seguito del terribile terremoto che ha colpito, nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, molte province della Siria
e della Turchia, non si è fatta attendere la risposta delle comunità per raccogliere aiuti. Una particolare
menzione va fatta per la generosità di tutta la cittadinanza vercellese, che anche questa volta ha risposto in
maniera repentina e all’emergenza con consistenti contributi economici. Anche nelle Parrocchie della
Diocesi di Vercelli, su invito dell’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo e di Caritas Eusebiana, si stanno
raccogliendo offerte in occasione delle Messe domenicali. Caritas Eusebiana, in particolare, ricopre un
ruolo di grande importanza in questo meccanismo di solidarietà, facendo da tramite tra i fedeli e Caritas
Italiana per far giungere gli aiuti alle popolazioni colpite attraverso la rete di Caritas internazionale.

Questa posizione intermediaria sta permettendo a Caritas Eusebiana di ricevere aggiornamenti regolari dai
volontari della rete Caritas già presenti nelle aree colpite. Il quadro che emerge dalle loro testimonianze è
quello di una tragedia ancora più grande di quella raccontata finora dalle principali testate giornalistiche
nazionali ed internazionali: i danni che non si vedono sono più di quelli che si vedono. Alla catastrofe
naturale si aggiunge, infatti, anche la burocrazia: la Turchia presenta leggi molto restrittive nei confronti
delle organizzazioni non riconosciute ed approvate direttamente dal governo. A questo proposito è
essenziale che tutti i fedeli abbiano come riferimento la Caritas, perché molte realtà si stanno
approfittando della tragedia. La situazione è resa ancora più drammatica dalle continue scosse di
assestamento.

In Siria, invece, la situazione è diversa: i volontari di Caritas si trovano di fronte a un Paese già gravemente
ferito dalla guerra civile che imperversa da 12 anni. In particolare, il Nunzio Apostolico in Siria, Card. Mario
Zenari, spiega che gli ostacoli maggiori all’azione umanitaria sono due: da una parte la mancanza di
infrastrutture, gravemente danneggiate dal conflitto, che rende estremamente complicato raggiungere
certe aree e dall’altra le sanzioni internazionali, che limitano fortemente l’afflusso degli aiuti. Qui Caritas
è attiva con volontari che operano in diverse città, compresa la capitale Aleppo, nei centri di accoglienza
per dare supporto, anche morale, alla popolazione. Nei primi giorni di marzo si è svolta, inoltre, una
missione di supporto tecnico di Caritas Italiana per lo sviluppo di un piano organico di risposta
all’emergenza.

Le testimonianze più dure, ma anche più toccanti, arrivano da Alessandretta (Iskenderun), città sede del
Vicariato dell’Anatolia, non lontana dall’epicentro e rasa quasi completamente al suolo dal sisma. Qui ci si è
trovati a dover ricostruire del tutto la struttura umanitaria: la popolazione ha bisogno di tutto e anche nei
centri d’accoglienza mancano i beni primari, tra cui l’acqua per i servizi igienici. Tuttavia, la solidarietà
interna è stata fortissima: molti Cristiani iracheni rifugiati, in difficili condizioni, a diverse ore di viaggio dalla
zona colpita dal terremoto, con regolarità e grande generosità trasportano nelle loro auto beni di
qualunque tipo direttamente ad Alessandretta.

La rete Caritas e le istituzioni della Chiesa Cattolica sconsigliano, invece, di effettuare raccolte di beni
materiali internazionali. Il modo più efficiente ed economico per sostenere il lavoro di Caritas è attraverso
donazioni in denaro. Perciò, per far fronte all’enorme necessità di aiuti, la Presidenza della CEI, dopo un
primo stanziamento messo a disposizione a poche ore dal sisma, ha deciso di indire una colletta nazionale,
da tenersi in tutte le chiese italiane Domenica 26 marzo 2023 (V di Quaresima): sarà un ulteriore segno
concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni terremotate, tramite l’azione di Caritas. Sarà anche un’occasione importante per esprimere nella preghiera
unitaria la nostra vicinanza alle persone colpite.