Sale e luce

Quinta domenica del tempo ordinario

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

(Mt. 5, 13-16)

Un vangelo molto breve, ma fondamentale per la nostra vita di credenti. Domenica scorsa abbiamo celebrato la festa della presentazione di Gesù al tempio e questo ci ha impedito di leggere il vangelo delle beatitudini proprio della quarta domenica del tempo ordinario. Siamo così messi davanti ai due imperativi del vangelo di oggi: “Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo…” Non avevo mai pensato che ogni cristiano DEVE essere sempre sale e luce, altrimenti… non è cristiano! Sembrano parole brutali, vero? Eppure, eccole qui, davanti ai nostri occhi ed al nostro cuore. Esaminiamole con attenzione, perchè diventino per noi un serio programma di vita.

“Voi siete il sale” Proviamo ad andare in uno di quei ristoranti dove esercitano la loro opera i maestri dell’alta cucina che oggi sono anche diventati dei veri divi televisivi. Vedere quei piatti preparati anche artisticamente in modo perfetto ci fa venire l’acquolina in bocca. Se per un caso impossibile potessimo partecipare a questo banchetto super e ci rendessimo conto che il grande maestro ha dimenticato il sale, sicuramente quei capolavori non riusciremo a mangiarli. Un piccolo pugnetto di sale infatti esalta e rende gustose tutte le vivande, che senza questo ingrediente non avrebbero nessun gusto. La stessa cosa vale per la luce. Nel nostro tempo abbiamo una abbondanza di luce, che praticamente elimina la differenza tra il giorno e la notte, ma se torniamo indietro di poco più che un secolo scopriamo che nella notte c’era in casa la tenue luce di una lucerna che permetteva a malapena di distinguere i contorni delle cose. Fuori invece l’oscurità era impenetrabile e muoversi era in pratica impossibile. Oggi, con l’abbondanza di luce che abbiamo, ci è praticamente impossibile vedere le stelle. Proprio le stelle invece per gli antichi erano la piccola luce che indicava la via da seguire.

Se noi credenti dobbiamo essere sale e luce, ancora una volta ci viene detto che fino alla fine del tempo noi cristiani saremo sempre una piccola minoranza. Il nostro compito è fare si che i nostri valori, le nostre idee, le nostre scelte non si perdano e scompaiano nella massa delle mode e dei pensieri correnti. Stringerci insieme nelle nostre sacrestie fortificate, per sfuggire al pericolo di diventare insignificanti. E’ la tentazione che tutti noi, discepoli di Cristo, viviamo quando siamo tentati di contarci per mostrare il nostro peso nella società. Invece è proprio nella direzione opposta che Gesù ci vuole spingere. Il sale per dare sapore ai cibi deve abbandonare la saliera, sciogliersi e…scomparire. Così pure la luce deve immergersi nelle tenebre se vuole essere punto di riferimento per qualcuno. Altrimenti sia il sale e la luce risultano inutili.

Allora la situazione di “disperso” per noi credenti non è la conseguenza di tempi duri e difficili come i nostri. No, questa deve essere la nostra condizione stabile, normale, necessaria perfino! Per seguire Gesù dunque è necessario vincere la paura di sentirsi soli, rinunciare alla tentazione di sentirsi sempre in gruppo. Al di la del momento di questa messa, dove siamo insieme, noi forti di essa, dobbiamo accettare di perderci nella complessità della vita quotidiana. Non dobbiamo stare alla finestra a fare da spettatori e giudici spietati di un mondo niente affatto evangelico.

In questo ”perdersi” c’è sì un morire quotidiano, ma c’è pure una esperienza esaltante. Perché dare sapore a tutto ciò di cui vivono gli uomini è un compito grande e straordinario. Naturalmente per fare questo bisogna avere una grande fiducia nel Padre ed una dose infinita di pazienza. La debolezza (chi lo avrebbe mai detto?) è per noi credenti un punto di partenza assolutamente necessario.

About the author: Andrea Ciciriello