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Trentaduesima domenica del tempo ordinario

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

(Lc. 18, 9-14)

Una obiezione contro la risurrezione viene portata a Gesù dai sadducei. Chi erano costoro? Era un gruppo di élite appartenente soprattutto alla classe sacerdotale ed erano molto ricchi. Per continuare a godere delle loro ricchezze collaboravano con i conquistatori romani e perciò erano odiati dal popolo. Essi aderivano soltanto ai primi cinque libri della bibbia. Siccome in essi non si parlava di risurrezione essi non credevano a questa prospettiva finale. Erano dunque dei bravi materialisti, che si godevano la vita ed esercitavano un grande potere sulla gente. Comprendiamo così meglio questa abiezione che presentano a Gesù.

Più che non sul caso che essi presentano, noi adesso ci concentriamo sulla risposta di Gesù. Essa infatti soddisfa almeno in parte una nostra curiosità: ma che cosa è la risurrezione? Come sarà la vita dopo la morte? Diciamo subito che essa è pure una risposta ai sadducei. Ad essi dice che la risurrezione esiste e se ne parla anche nel libro dell’esodo che essi apprezzavano. Dio si rivela a Mosè come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe; di essi parla come di persone vive, anche se erano morti da moltissimo tempo.

Innanzi tutto Gesù ci parla della sessualità e del suo scopo nella vita dell’uomo. Egli ci dice che essa è lo strumento con cui può continuare la vita umana sulla terra. La scienza oggi ci dice che l’uomo ha fatto la sua comparsa quaggiù da cinquanta mila anni e forse di più. Ebbene nella unione tra un uomo ed una donna la vita è arrivata fino a noi. Continuando il suo insegnamento, Gesù ci dice che la risurrezione ci fa entrare in una vita senza fine; quindi non è più necessario generare figli. Saremo come gli angeli di Dio. Questa affermazione non vuole essere l’esaltazione del celibato, come stato superiore al matrimonio. Dice semplicemente che la funzione generativa è necessaria perché la vita continui sulla terra, mentre nella risurrezione questa funzione non è più necessaria. Diciamo ancora che la risurrezione è una realtà che soltanto il cristianesimo presenta. In altre religioni si dice che dopo la morte si entra una forma di vita che, pur trasformata, sarebbe una ulteriore vita terrena. Oppure si pensa che, esaurite le trasformazioni si entri in una specie di annientamento detto “nirvana” non meglio definito.

Ma come risorgeremo? Ci si potrà riconoscere nella vita eterna? L’anima lascia indietro il corpo, che ritroverà soltanto alla fine del mondo? E dove staremo poi tutti? E che accadrà dei corpi che sono stati distrutti ad esempio con il fuoco? Tutte queste domande sono frutto di una catechesi forse troppo legata alla concezione greca dell’uomo: un essere formato di anima immortale e di corpo che viene finito dalla morte. Proviamo invece a pensare all’uomo come “persona” e poi guardiamo all’unica persona che si presenta viva dopo la sua morte: Gesù. Lui si presenta vivo e con il suo corpo, infatti mangia con loro per far vedere che non è un fantasma. Vero è pure che i suoi discepoli e le donne che lo vedono sul subito sembrano non riconoscerlo e si rendono conto che è lui quando lui parla ad essi. Per i discepoli di Emmaus la conoscenza di lui non arriva quando per via dialogano con lui per chilometri, ma soltanto quando “spezza il pane”. Possiamo dire che il Gesù risorto ha un corpo misterioso, che appare e poi scompare. Possiamo ancora dire che nel Signore risorto c’è una perfetta conoscenza dei suoi discepoli ed il discorso con loro è coerente con fatti e parole che si erano scambiati; pensiamo al dialogo con Pietro con la domanda: ”Mi ami tu?”; oppure con la Maddalena, che chiama per nome. Da queste poche cose che sappiamo dai vangeli possiamo dedurre che risorgeremo come persone e che i nostri rapporti con chi nella vita è stato con noi, continueranno con il bagaglio di esperienze che ci siamo scambiati nella vita terrena.

E qui fermiamoci! Infatti ogni altra immaginazione sarebbe legata alla nostra fantasia ed ai nostri desideri. Lasciamo che sia l’esperienza che faremo a dirci cosa sarà la “risurrezione e la vita eterna”. Avremo appunto una eternità per scoprila! Qui e adesso crediamola con una fede intensa e vera.