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Trentunesima domenica del tempo ordinario

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Lc. 18, 9-14)

Voleva vedere Gesù, perché era molto curioso. Purtroppo però non ci riusciva perché era bassino di statura e la folla impenetrabile era molta. Così il “curiosone” fa una cosa disdicevole per una persona come lui, ricco capo degli esattori di tasse. Precede la folla e si arrampica su un albero, proprio come fanno i ragazzini per rubare le mele! E’ Gesù che vede lui e lo sorprende: “Scendi subito. Devo venire a casa tua!”

Quello che segue lo abbiamo appena sentito, ma l’argomento su cui mi fermo è già bello e pronto: riflettiamo sulla curiosità, cosa che non ho mai fatto nelle prediche. Eppure la curiosità è una qualità essenziale per l’uomo; senza di essa infatti l’uomo non imparerebbe niente e non ci sarebbe nessun progresso nella sua storia. Avete presente i vostri bambini quando raggiungono i due, tre anni? Attraversano la fase dei perché e vi terrebbero tutto il giorno a rispondere alle loro domande, solo che noi di solito pensiamo di avere cose più importanti da fare e li facciamo tacere con frasi del tipo: adesso non ho tempo… te lo dico dopo (un dopo che non arriva mai)… lo capirai quando sarai grande… Facendo così facciamo molto male perché il nostro curiosone porrà le sue domande a qualche ragazzotto un poco più grande di lui e se poi questo è il solito capo branco senza regole siamo giocati. Infatti le sue parole saranno vangelo e le nostre non conteranno più nulla per lui; ascoltarlo è sempre stata la nostra ultima preoccupazione… Ricordatevi che essere i primi maestri dei vostri figli è importante come procurare loro il cibo ed il vestito. Un insegnamento vitale!

Che cosa è la curiosità? Deriva dal termine “cura”, che significa avere sollecitudine di andare oltre le apparenze, oltre a ciò che siamo per rispondere all’infinito desiderio che abita nel cuore di ogni uomo. Naturalmente esiste una curiosità che può essere indirizzata male. Ad esempio quando per morbosità ci si reca nel luogo dove è stato commesso un delitto. Ma soprattutto quando si cerca nella vita degli altri quegli aspetti negativi e nascosti e poi si scende nel pettegolezzo: “Hai saputo? il tale ha fatto… ” E poi giù le miserie con l’aggiunta di “frange” inventate dalla nostra fantasia. Facciamo così per non vergognarci quando ci guardiamo nello specchio e vediamo tutti i nostri sbagli e le nostre cavolate. Più che delle persone e delle loro miserie, siamo curiosi delle idee e di distinguere tra le tante possibilità che abbiamo davanti.

Ma qual è la bussola che ci fa scegliere ciò che è giusto? Ecco Zaccheo, il ricco e curioso agente delle imposte: “Voglio vedere Gesù!” Perché non fare anche noi la stessa cosa? Lui cambia la sua vita proprio per quello sguardo su Gesù e che Gesù ricambia: “Vengo a casa tua”. “La metà dei miei beni li do ai poveri e se ho derubato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Manteniamo sempre viva dentro di noi la curiosità di Zaccheo: vedere Gesù. Abitando sempre di più questa ricerca, possiamo capire meglio chi siamo e chi vorremmo essere. E’ così che possiamo ricevere con stupore lo sguardo amorevole del Signore su di noi; così possiamo ritrovare la direzione giusta, quando per la nostra debolezza abbiamo sbagliato.

Oggi Gesù ci invita a liberarci del “Lo sapevi che…” del pettegolezzo e ad essere curiosi di vedere lui sempre più profondamente; ci ricorda che non possiamo stancarci di cercarlo, di avere sete di lui che è amore, verità e giustizia. Se manteniamo sempre viva questa curiosità-sollecitudine, questa ricerca, apriamo la porta della nostra vita alla salvezza.
Curiosità. Nuova, bella ed interessante questa parola! Non è vero?