Sedicesima domenica del tempo ordinario

dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
(Lc. 10, 25–37)

Gesù ed una famiglia di amici. Marta, Maria ed il loro fratello Lazzaro ritornano diverse volte nei vangeli e li scopriamo come amici di Gesù. Essi non vivono con lui come gli apostoli o altri discepoli, ma hanno con lui e con quelli che lo seguono un rapporto intenso. Ricordiamo in particolare quando il fratello si ammala e poi muore loro si erano riferite a lui segnalando l’urgenza della sua presenza guaritrice; quando poi arriva e Lazzaro è già da tre giorni nel sepolcro lo rimproverano in modo esplicito: ”Se fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto”. Sappiamo bene il seguito della vicenda e non ci soffermiamo, ma in quel caso, come nelle parole di oggi emerge una vera e sostanziosa amicizia.

Fermiamoci dunque prima di tutto su questo aspetto molto importante delle relazioni umane per saperlo vivere in modo equilibrato. Cosa è l’amicizia? Diciamo subito che non è un legame esclusivo come l’amore tra marito e moglie, oppure tra genitori e figli. Qui si ha un rapporto definitivo e iscritto pure nella fisicità delle persone, nella loro carne e ne loro sangue. L’amicizia invece è un rapporto libero e nel medesimo tempo profondo. Infatti possiamo stare anche periodi lunghissimi senza riuscire ad avere un incontro con gli amici, ma il ricordo è sempre vivo ed intenso. Mi sorprende sempre che, trovando un amico dopo anni di lontananza, si riparta magari con il discorso avvenuto nell’incontro precedente. Naturalmente il condividere con gli amici un pranzo o una cena può essere molto bello, ma la cosa vitale è il dialogo ed il mangiare insieme forse è semplicemente l’ambiente che lo facilita e lo prolunga. Naturalmente poi, in caso di necessità, l’aiuto che ci si scambia è sempre anche in casi impegnativi qualcosa che segue quasi spontaneamente. Un proverbio antico ed assolutamente vero ci dice che chi trova un amico trova un tesoro e questo è assolutamente vero. E’ vero anche che gli amici veri non sono tanti ed è una fortuna averne. C’è una ricetta per avere amici? A parte una certa affinità che può innescarla c’è solo una cosa che possiamo fare: essere noi i primi ad offrire amicizia in modo sincero. Questo ci può esporre a qualche delusione, ma è sicuramente il modo per avere un buon numero di amici.

Adesso però dobbiamo fare un passo successivo. Gesù in casa di questi amici, è trattato in modo molto diverso dalle due sorelle. Marta, concreta e solerte, vedendo la tribù che gli è piombata in casa, si mette a cucinare per sfamare tutti. Maria invece sta tranquilla ad ascoltare il Maestro, vedendo questo e trovandosi con l’acqua alla gola, dice a Gesù che lasci la sorella a darle una mano. Non ce lo saremmo aspettato vero? Gesù non manda via la sua devota ascoltatrice, ma rincara la dose: “Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà mai tolta. Per fortuna il vangelo non ci parla della reazione di Marta. Avrà pensato a qualche sostanziosa imprecazione? Dopo però avrà riflettuto su ciò che Gesù le ha detto? E’ probabile! Ma adesso cosa concludiamo per noi?

Esistono nella chiesa gli ordini contemplativi. Si tratta di uomini e donne che dedicano tutta la loro vita all’ascolto del Signore. Spesso mi sono sentito dire che queste persone sono inutili, ma secondo Gesù esse hanno scelto la parte migliore. E sono d’accordo con lui. Esse infatti anticipando la contemplazione del paradiso, offrono a noi che non abbiamo fatto la stessa scelta, intuizioni ricche ed importanti che magari ci spingono su strade che da soli non avremmo mai scoperto. Inoltre inondano di preghiere il nostro agire farraginoso e spesso inconcludente. Ma la lezione vale anche per noi che siamo immersi nelle infinite e faticose attività quotidiane. Se non stacchiamo un poco da questi pesi, rischiamo di autodistruggerci. La messa domenicale o anche feriale se possiamo, sono un modo per stare con il Signore ed ascoltarlo. C’è poi la ricerca personale della parola di Dio che cercata con pazienza e continuità diventa vitale.

Queste semplici cose, vissute con impegno, non solo ci salvano dalla pazzia, ma ci rendono contemplati vi nella azione. Detto in altro modo, riempiono le cose che dobbiamo fare per il nostro stato di una dimensione eterna ed infinita.

Volete provarci?

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