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Morire di Speranza 2019

Questa sera avremo il piacere di partecipare alla seguente iniziativa:

Cari amici e care amiche, venerdì 5 luglio alle 20.45, nella chiesa di San Salvatore (corso Libertà 42) a Vercelli, la Comunità di Sant’Egidio promuove la preghiera “Morire di speranza”, in memoria di quanti hanno perso la vita nei viaggi verso l’Europa L’incontro di preghiera sarà presieduto da mons. Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli e avrà carattere ecumenico, con la presenza di Stanislao Calati, pastore della Chiesa Metodista di Vercelli, e di p. Iulian Paun, parroco della Chiesa ortodossa romena. Come ormai da tradizione, saranno pronunciati ad alta voce alcuni nomi di chi è morto in mare nell’ultimo anno, accompagnati dall’accensione di candele in loro memoria e da canti.
Hanno aderito all’iniziativa, oltre alla Parrocchia del SS. Salvatore, la Chiesa Evangelica Valdese-Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa Ortodossa Romena, la Caritas Diocesana, la Fondazione Migrantes, l’Anolf-Cisl, i Gruppi di Volontariato Vincenziano, il Meic, Rinascita Cristiana.
Dal 1988 in poi oltre 38000 persone sono morte, nel mar Mediterraneo o nelle altre rotte via terra dell’immigrazione verso l’Europa. Ma le tragedie del mare non sono affatto finite. Nell’ultimo anno, da giugno 2018 ad oggi, le vittime sono state 2389, mentre nel primo semestre del 2019 sono già 904 i morti in mare, con un aumento delle donne e dei bambini che hanno perso la vita in traversate sempre più pericolose. Sono diminuiti gli sbarchi, ma è cresciuta la percentuale di morti e dispersi: se nel 2017, considerando solo il Mediterraneo Centrale, il tasso di mortalità di chi intraprendeva un “viaggio della speranza” era di 1 su 38, nel 2018 è stato di 1 su 14.
“Morire di speranza” è stata promossa per non dimenticare l’attesa e al tempo stesso la sofferenza di chi cerca protezione in Europa, per non rassegnarsi o assuefarsi alle tragedie ma impegnarsi per un mondo più umano e giusto. Raccoglie singoli e associazioni che ritengono necessario salvare, accogliere e integrare chi fugge dalle guerre, ma anche ampliare i corridoi umanitari e aprire nuove vie legali anche per motivi di lavoro. Solo in questo modo le nostre società potranno essere più inclusive e quindi più sicure.
Vi chiedo di estendere l’invito ad amici e conoscenti che pensate possano essere interessati a partecipare.
Sperando di poterci incontrare in questa occasione, porgo a tutti un caro saluto!

Paolo Lizzi

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