Solennità della pentecoste

dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
(Gv.14, 15–16.23-26)

Pentecoste, la festa dello Spirito santo, chiude il tempo pasquale. Il grosso cero, acceso sul sagrato della chiesa la notte di pasqua, dopo l’ultima messa di oggi sarà spento. Risplenderà infatti nei nostri cuori la luce dello Spirito che ci insegnerà ogni cosa, come ci ha detto Gesù nel vangelo appena ascoltato. Per capire cosa vogliano dire queste parole, rifacciamoci alla prima lettura che ci descrive ciò che è successo in quel giorno.

Gli apostoli dopo l’ascensione sono ancora barricati nel cenacolo, diventato oramai la loro base, il posto dove si danno appuntamento. Per prima ed unica cosa sostituiscono Giuda, che dopo aver venduto Gesù si è impiccato. Non sono più impauriti, ma non sanno bene da che parte incominciare per fare ciò che il Signore ha chiesto a loro prima di salire in cielo. Ci vuole il terremoto, il vento impetuoso che scardina porte e finestre e il fuoco che non li brucia, ma che li obbliga a lasciare il chiuso e di peso li carca sulle piazze.
Non vi pare che sia la nostra situazione in questo nostro tempo? E non si tratta di giorni, ma di decenni. Il concilio vaticano secondo, da oltre quaranta anni ci ha detto che fuori dalle nostre chiese c’e un mondo entrato in una fase di evoluzione rapidissima che sconvolge tutte le usanze e le abitudini passate e noi stiamo qui, barricati nei fortini delle nostre chiese, sempre più pochi ed impauriti. Che dobbiamo fare? Lo Spirito deve spalancare queste porte e buttarci nel vorticoso mondo che corre a velocità impazzita, per farci vivere in mezzo a tutti quelli che vengono come centrifugati e disciolti senza avere più nemmeno il tempo di pensare. Noi questo tempo lo abbiamo qui, quando ascoltiamo la parola del Signore.
“Colmati di Spirito santo, cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro di esprimersi”. Di lingue ne sappiamo diverse e soprattutto i nostri figli ne parlano almeno due o tre. Forse però lo Spirito più che di linguaggi deve insegnarci atteggiamenti inusuali che parlino al cuore di quanti noi avviciniamo. Che ne dite di dare una mano a chi vediamo in difficoltà? Che ne dite di ascoltare semplicemente chi ci versa addosso le sue paure, le sue disgrazie, la sua solitudine? Forse non c’è nemmeno bisogno di dire parole, basta un ascolto sereno e paziente perché il vecchietto che non ha più nessuno possa avere qualcuno con cui dire qualcosa. Che ne dite di lasciar passare qualcuno che è di corsa alla cassa del supermercato con un sorriso? Oppure di dare con pazienza una informazione a chi ve la chiede? E quando guidi? Rispetti il ciclista che sorpassi, o il pedone che camminando con il bastone sulle strisce pedonali impiega troppo tempo e tu hai fretta? Sei capace di dedicargli un sorriso e di non scagliargli le tue maledizioni? Banalità mi dite? Sicuramente non si tratta di atti eroici, ma semplicemente di atteggiamenti inusuali in questo nostro tempo folle.”.

Pensiamo poi alle nostre abitudini famigliari. Visto che i nostri piccoli li vediamo solo alla sera quando siamo stanchi morti ed al mattino quando di corsa li portiamo a scuola, siamo capaci di passare il sabato e la domenica solo con loro, partecipando ai loro piccoli interessi ed ai loro giochi? Siamo capaci di tenerci fuori dalla fregola consumistica, più contagiosa che la scarlattina? Giusto vivere con onestà e senza lasciarci mancare nulla, ma buttare i soldi in certe mode o usanze forse è un modo di partecipare alla girandola del consumismo, che ci fa perdere il senso buon senso. Il buon senso infatti sembra non essere più di moda nel nostro tempo. Ecco un altro atteggiamento che lo Spirito sembra suggerirci…
“Erano stupiti e fuori di se per la meraviglia”. E’ la conclusione del racconto della prima pentecoste. Senza eroismi e senza bei discorsi edificanti, che ne dite di mettere sulle nostre piazze dei semplici atteggiamenti di amore, di amicizia, di pazienza e di comprensione? Forse queste cose oggi sono più importanti che il pane. Il pane infatti lo troviamo sempre, mentre non è facile trovare una persona che semplicemente ci sorrida e ci saluti!

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