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Sesta domenica di Pasqua

dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.  Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». (Gv.14, 23 – 29)

 Ancora questa domenica, poi sarà il distacco definitivo di Gesù da questa nostra realtà terrena con la sua ascensione al cielo. Subito però il Signore ci assicura una nuova ed importante presenza sulla terra. Infatti l’abitazione di Dio non sarà più in un edificio costruito apposta per questa funzione, ma nel cuore di ogni persona che ama ed osserva la sua parola. “Noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di lui”. Questa affermazione ha alcune conseguenze importanti. La prima è che la nostra chiesa, come tutte le innumerevoli chiese del mondo, più che abitazione di Dio è la “casa” della comunità. In essa infatti ci raduniamo per le celebrazioni dei sacramenti e soprattutto della eucaristia. Vero che poi l’eucaristia viene conservata nel tabernacolo, per essere portata ai malati e per una adorazione personale, che ognuno può fare quando ne ha la possibilità. E questo rende la nostra chiesa anche “abitazione” del Signore nei segni sacramentali.

Un’altra conseguenza importante della presenza di Dio nel cuore dell’uomo sta nel fatto che ogni persona ci offre questa misteriosa realtà. Essa è dunque sempre da rispettare e da amare, quale che sia il suo stato ed il posto che occupa. Può trattarsi di un bambino nel grembo di sua madre o di un vecchio che sta per morire, o di un malato incurabile; la sua dignità deve sempre essere onorata e custodita soprattutto, quando vive queste situazioni estreme di vita: Dio abita sempre nel cuore di quella persona. Non importa nemmeno se uno è investito di grande autorità e potenza economica, mentre un altro è l’ultimo dei disoccupati, o un miserabile che è in carcere per i suoi delitti. Entrambi sono tempio di Dio e devono essere rispettati. La scoperta della uguaglianza tra ogni persona umana, indipendentemente dal sesso, dall’età, dallo stato sociale è oggi scritta in ogni carta costituzionale ed in ogni statuto degli organismi internazionali; essa nasce proprio da qui. Nell’antico diritto romano non era così. L’imperatore era considerato una divinità; poi c’erano pochi uomini liberi con tutti i diritti e infine un numero sterminato di schiavi che di diritti non ne avevano proprio. Ad alcuni di essi che avevano servito il padrone con generosità veniva concessa una specie di libertà ed erano chiamati “liberti”. In questa abissale disuguaglianza si inserisce il messaggio del Signore, che con secoli di fatica fa emergere questo principio di uguaglianza che sta alla base della società moderna.

Un altro argomento del vangelo odierno è lo Spirito Santo che Gesù lascia a chi crede in lui come presenza importante. Giovanni nel suo vangelo lo chiama “paraclito” che significa questa parola? In greco ha due significati: esortare e consolare. Di qui una traduzione con il termine di “consolatore”. Questa parola non è adeguata; meglio il suo significato letterale: “chiamato presso qualcuno”. Dunque lo Spirito santo è quello che sta con noi sempre e secondo le parole di Gesù, “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Strano vero? Gli apostoli avevano avuto per tre anni un catechista di eccezione: Gesù stesso. Eppure il Signore dice che il catechista vero sarà lo Spirito. Evidentemente non era per niente soddisfatto di ciò che loro avevano capito! Da queste parole è diventato per me importante pregare lo Spirito soprattutto in questo tempo pieno di disorientanti novità a getto continuo. Le parole che sono abituato a dire mi sembrano distanti anni luce da questo mondo che si evolve a velocità stellare. La mia preghiera allo Spirito è proprio questa: come devo evangelizzare questo mio tempo? Come raggiungere il cuore della gente che amo e mi è vicina? Credo che questa preghiera possa essere anche sulle labbra di voi che mi ascoltate-

C’è ancora una espressione importante che riguarda lo Spirito: ”Vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Questo “ricordare” è riandare, magari con nostalgia al tempo passato ed in un mondo che non c’è più? Certamente no! Il ricordare di cui si parla qui è un fare emergere nelle mie scelte e riflessioni di oggi le parole antiche, rendendole vere ed efficaci nel mio comportamento di oggi.

Infine nel vangelo di oggi il Signore ci da la sua pace. Si tratta di un semplice augurio, di una assenza di conflitti e di problemi? Nemmeno per idea! Questa è la pace che sgorga dalla sua risurrezione. Una pace che ci accompagna in mezzo ad ogni difficolta, in ogni situazione di morte! E’ la pace di noi avviati a superare ogni morte, già risorti con lui.