Pasqua di resurrezione

dal vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario che era stato sul suo capo non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
(Gv.20, 1 – 9)

Sei risorto, Signore! Scrivo queste riflessioni per gli amici che mi leggeranno sul sito e non so se saranno le stesse che dirò nella notte della tua risurrezione. Infatti dopo avere benedetto gli elementi primordiali dell’acqua e del fuoco nuovo ed aver fatto brillare te che sei la nostra luce in quel cero tradizionale, altre saranno le emozioni. Si, Signore perché scrivo oggi con ancora negli occhi la scena delle fiamme che hanno distrutto uno dei monumenti più cari e noti di tutto il mondo: la cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Sai, Signore? Adesso capisco bene le tue lacrime sulla tua città Gerusalemme. I tuoi apostoli, galilei campagnoli e pescatori ammiravano stupiti la bellezza della loro città e soprattutto del tempio. Forse in questo erano simili a tanti dei quindici milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo, che ogni anno visitavano Notre-Dame. Tu invece allora scoppiasti in pianto prevedendo ciò che sarebbe successo pochi decenni dopo: i romani avrebbero distrutto quella bellezza lasciando soltanto rovine. Tu non piangevi soltanto per le rovine, ma perché moriva una storia millenaria fatta di attesa di un messia salvatore. Il messia era li, ma Gerusalemme non ti aveva riconosciuto, anzi, stava per ucciderti.

Sotto questa emozione di un fortissimo sentimento di morte, cosa mi insegni, Signore? Che nulla su questa terra è eterno. Gerusalemme, Notre-Dame, come infinite altre rovine che riportiamo alla luce, scavando la terra che le ha seppellite, sono la dimostrazione incontrovertibile di questa verità. “Tutto passa”, dicevano sconsolati gli antichi saggi greci, e passiamo anche noi anche se ci sforziamo titanicamente di dimenticarlo. Cosa resterà di me? Il labile ricordo di chi mi ha voluto bene per la durata di un soffio, poi…il nulla. Possibile? Sai, Gesù, nonostante l’evidenza mi rifiuto di crederlo! Mi sento come la Maddalena che il giorno dopo il sabato, mentre era ancora buio, corre al tuo sepolcro e lo vede aperta, la pietra era rotolata via e tu non eri più li. Non ricorda che tu lo avevi detto. Pensa soltanto che, come ultimo e disgustoso sfregio, qualcuno ha rubato il tuo corpo. E corre a dare l’annuncio ai suoi amici. Corrono subito anche loro. Il più giovane, correndo più forte arriva per primo, ma non entra. I commentatori dicono che lo fa per rispetto al capo, ma a me piace pensare che ci fosse pure un briciolo di superstiziosa paura, di fronte ad un fatto inusuale e sconosciuto: in due l’oscurità si affronta meglio. Entrando vedono che è proprio cosi: tu non sei più li dove ti avevano deposto; i teli che ti avvolgevano sono li vuoti, il sudario piegato in disparte. Nessun segno dissacrante di profanazione, ma tu non sei più li.

Soltanto il più giovane, quello che tu amavi, vede non con gli occhi, ma con il cuore. “Vide e credette”. Credette che cosa? La tua parola dimenticata da tutti, allora e oggi. “Saliamo a Gerusalemme. Sarò arrestato, crocifisso ed ucciso, ma il terzo giorno risorgerò”. Le prime parole si constatano e non le possiamo dimenticare. L’ultima parola non si vede, ma si può soltanto credere.

O Signore, allora come oggi è sempre la stessa storia. Noi siamo dei tragici scopritori di momenti di morte. Le rovine di Gerusalemme o quelle ancora fumanti di Notre-Dame sono li, evidenti. Così per ogni persona. Anche per me che sperimento, nella decadenza della vecchiaia, una fine non lontana. Tutto qui? Le evidenze, come quel sepolcro vuoto, le constatiamo. Ma in me canta il cuore che crede. Gerusalemme onora il muro del pianto come una reliquia, ma è stata ricostruita ed è nuovamente abitata e frequentata da milioni di pellegrini. Le fumanti rovine di Notre-Dame saranno ricostruite continueranno ad essere segno e la storia non solo di un popolo, ma dell’intera umanità.

Ed io, piccolo uomo da niente? L’occhio del cuore mi fa credere che risorgerò, perché tu lo hai detto: “Chi crede in me, anche se morto, vivrà”. Sarà stupendo vedermi restituire un corpo giovane e senza magagne in una realtà divina. Sara meraviglioso rivivere con te e vedere il Padre faccia a faccia e ritrovare la tribù delle persone amate e già con te.
Quando penso a queste cose, mi viene spontanea la preghiera: “Maranatà! Vieni, Signore Gesù!”

Buona pasqua!

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