Quarta domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Luca:
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
(Lc.1, 39 -45)

L’incontro tra due donne che stanno per avere un figlio, è il vangelo che ci viene offerto in questa quarta domenica di avvento, a due giorni dalla festa del Natale. Una è Maria, una giovane ragazza che ha accettato una maternità tremendamente grande e pericolosa: diventare madre del figlio di Dio e capire cosa ne penserà Giuseppe il suo fidanzato. L’altra è Elisabetta, una sua cugina che diventa madre quando sarebbe già passato il tempo perché è anziana e di figli non ne aveva mai avuti. Vediamo anche l’incontro importante di Gesù e Giovanni, entrambi ancora nel grembo delle loro madri. Singolare che Elisabetta senta proprio in quel momento il suo bambino danzare di gioia nel suo seno: il primo contatto tra due persone che trenta anni dopo saranno il messia ed il suo profeta.

Che ne dite, parliamo oggi di maternità? È un aspetto importantissimo senza il quale la vita dell’uomo sulla terra sarebbe estinta. Dobbiamo pure dire che questa attività essenziale per l’umanità ha subito in questi ultimi cento anni mutamenti importantissimi e rivoluzionari rispetto al passato. Cosa ha causato questi cambiamenti radicali? Direi che il primo è le trasformazioni portate dalla rapidissimi cambiamenti che vanno dalla nascita della società industriale a quella del 4.0 dei nostri giorni. Prima di questi rapidissimi mutamenti il mondo aveva vissuto millenni in una standardizzata società agricola. Questo modo di vivere condizionava il vivere della coppia. L’uomo lavorava nei campi mentre la donna badava alla casa e faceva figli e li cresceva, fino a quando questi verso i dieci anni partecipavano all’economia familiare lavorando. Di solito ci si sposava molto giovani perché a venti anni si era già adulti e forgiati da una attività manuale che rendeva più responsabili e maturi.

L’evoluzione di questo secolo fa si che l’uomo non sia più legato a lavori agricoli, ma ad altre attività che richiedono studio e quindi i figli prolungano la loro adolescenza fino a 25-30. Quindi ci si sposa tardi, verso i trenta anni e di figli se ne fanno di meno ed il loro arrivo è di solito l’origine di un mutamento radicale della vita dei due ragazzi che si trovano per la prima volta di fronte ad una enorme responsabilità. Inoltre il costo della nuova vita richiede che entrambi i genitori lavorino per avere i mezzi sufficienti per vivere. Questo rende la loro presenza con il figlio molto episodica e questo genera la ricerca di un appoggio nei nonni e molto presto in strutture disponibili a badare anche a bambini di pochi mesi. Questo fa si che i genitori abbiano con i figli un rapporto nominalmente totale, ma in pratica piuttosto episodico ed in concorrenza con altre centrali educative.

Altre cause che modificano la maternità nel nostro tempo sono da cercarsi nell’enorme progresso della medicina e nella così detta liberazione sessuale. Senza entrare in merito a giudizi morali, pensiamo alla fecondazione artificiale che permette di avere figli anche in situazione di incapacità fisica. Cose possibili in campo medico, ma che spogliano anche dell’amore la possibilità di avere figli, riducendola ad una operazione di laboratorio. Inoltre la così detta liberazione sessuale con l’uso di contraccettivi, permette una sessualità staccata dal rischio di concepire un figlio.

Come vivere oggi da cristiani questa esperienza importantissima per la vita delle persone? Naturalmente da credenti dobbiamo vedere nel mettere al mondo un figlio un aspetto quasi divino. Infatti il nostro Dio ci associa alla sua stessa capacità creativa. Questa attività la dobbiamo dunque considerare come un mistero sacro e la dobbiamo vivere con amore e responsabilità somma. Naturalmente un uomo ed una donna devono circondare la loro decisione di preghiera; anzi, devono trasformare sia il gesto sia lo stato che ne può seguire come una preghiera vissuta insieme nella gioia ed in un amore tanto grande che si fa “carne”. Per quello che riguarda la scienza sia medica che psicologica, quando è il caso, prima di servircene lasciamoci illuminare dalla parola di Dio, magari sostenuta da qualche consiglio competente.

Per concludere vi devo confessare una mia invidia. Non potrò mai provare l’incanto che una donna prova nel momento in cui, per la prima volta, che avverte che nel suo grembo c’è un ospite: una nuova vita. E poi più tardi, quando questa via scalcia e si muove nel piccolo spazio in cui cresce. Ci può essere qualcosa di più meraviglioso che si possa vivere? Io non riesco a vedere proprio nulla.

About the author: Caritas Eusebiana