Diciannovesima domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?» Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

(GV. 6, 1 – 15)

Continua il dialogo tra Gesù e la folla, anche se oggi non si tratta di una domanda diretta a Gesù, ma di una “mormorazione”. Sapete bene, vero, cosa sia la mormorazione? E’ quel “pissi pissi” che ci si scambia sottovoce tra due persone con il quale si raccontano le miserie del nostro prossimo. Il sottovoce è una specie di ipocrita paravento, con cui si vorrebbe suggerire a chi ascolta che ciò che diciamo dovrebbe restare segreto tra noi due soltanto. In realtà è un invito indiretto a dirlo generosamente a tutti quelli che incontriamo e così mettiamo al suo posto quel malcapitato che si è permesso di fare cose che noi, persone per bene, non condividiamo affatto. Papa Francesco a delle parole piuttosto durette per questo peccato definito abitualmente veniale. Si tratta di una gramigna, presente vistosamente nei nostri atteggiamenti di sacrestia. Sara pure un peccato veniale, ma esso svilisce il livello della nostra fede e soprattutto dell’amore fraterno che dovrebbe esserci tra noi. Da parte mia, quando mi rendo conto di ciò che sto facendo, viene
oramai quasi spontaneo dire una preghierina per la persona alla quale ho tagliato la…giacca.

La mormorazione della folla nasceva comunque da una dissonanza che notano tra le parole di Gesù e l’evidenza dei suoi dati anagrafici ben conosciuti da tutti. “Disceso dal cielo? Ma che ci racconti? Tu sei il figlio di Giuseppe, e di te sappiamo tutto: vita, morte e miracoli!” Già, miracoli. Hanno già dimenticato che soltanto il giorno prima lui li aveva sfamati la, in quel luogo solitario. Di più: basta una parola che sembra sbagliata, perché dimentichino perché lo hanno rincorso fin lì a Cafarnao. Vogliamo fare un piccolo proposito contro le mormorazioni? Primo cerchiamo di non farne. Secondo: quando qualcuno ci coinvolge proviamo a difendere il malcapitato ed a sviare il discorso su argomenti più innocui. Terzo: quando ci caschiamo preghiamo per chi abbiamo giudicato, sapendoci anche noi capaci delle medesime sciocchezze.

C’è ancora un argomento diverso ed importante che oggi il vangelo ci offre. Quale? Ma il dubbio, che non è prerogativa della folla di allora, ma di ogni persona nessuna esclusa. Il dubbio fa parte di un senso critico, che fa parte di una normale intelligenza diventata adulta. Il bambino ha una innata fiducia negli adulti che gli sono vicini. “L’ha detto il mio papà, la mia mamma” parole che un piccolo dice, vedendo in queste persone che lo amano la sorgente della verità. “L’ha detto la maestra”, parole che un bambino dice nei primi anni delle elementari; ma ben presto la musica cambia, per la constatazione che papà, mamma e la maestra si sbagliano ed a volte non dicono la verità. Questa forse è la radice primaria del dubbio che crescendo diventa una specie di difesa contro le fregature che nella vita inevitabilmente si sperimentano.

Si può avere una fiducia totale in qualcuno che spazzi via ogni dubbio? La risposta può essere positiva verso persone che ci amano e che quindi sappiamo che non ci faranno mai del male intenzionalmente. Il limite dell’amore umano sono i difetti e le incapacità che ciascuno ha, ma questo può soltanto generare piccoli conflitti, che non intaccano la verità di un amore, per altro scambiato da una vita.

Si può avere una fede in Gesù che arrivi ad essere esente da dubbi? Le cose sono più difficili e complicate che con le persone normali. Le ragioni sono evidenti. Gesù non lo vediamo come una persona fisica. Inoltre i suoi insegnamenti non riguardano solo la vita terrena che sperimentiamo, ma ci proiettano verso una dimensione che trascende questa realtà. Essa ci indirizza alla dimensione infinita che la risurrezione inaugura e che ci unisce alla realtà di una vita divina ed eterna. Inevitabile avere al riguardo dubbi ed incertezze. Come superarli? Si deve partire dal fatto che questo bisogno di vita e di felicità senza limiti è scritto nel nostro cuore in modo insopprimibile. E il Signore con le sue parole, insegnamenti e la presenza dello Spirito santo mirabilmente risponde e si adatta a questa nostra dimensione. Inoltre in questa nostra comunione con lui, in piccoli momenti abbiamo prove certe della sua presenza e della verità delle sue parole che ci dicono che di lui ci possiamo fidare, anche quando ci imbattiamo in difficoltà e prove che ci sconvolgono. E’ allora che superiamo ogni dubbio con quelle parole antiche e nostre: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”.

About the author: Caritas Eusebiana